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Ago06

Le vacanze di una volta, com’è cambiata l’estate degli italiani

Agosto, il mese delle vacanze, la gran parte degli italiani è al momento stesa sotto gli ombrelloni delle mete più gettonate, Ibiza, Mykonos, in Salento o Sardegna. Un mojito in mano, e il selfie stick nell’altra, per condividere nelle stories i momenti clou dell’Estate, mentre da Spotify risuonano le note di “Soldi” o “Jambo”.

Un aperitivo al tramonto, un tuffo in mare ma non senza l’immancabile ciambella unicorno, un post su Instagram con il costume-tendenza del 2019 sgambatissimo, ed è già tempo di tornare in città su un volo low cost o a bordo di un flixbus.

Eppure le vacanze non sono sempre state cosi, un tempo infatti partire in Estate era una chimera, appannaggio delle sole famiglie aristocratiche. Le cose cambiano durante il regime fascista, quando l’ Opera nazionale dopolavoro (OND) iniziò a monopolizzare il tempo libero degli italiani, creando strutture ricreative per fare ginnastica, realizzando angoli caffè e campi per il gioco delle bocce oltre ad aule per le lezioni serali.

La villeggiatura durante il ventennio

In quegli anni vennero inoltre organizzati treni a prezzi popolari che portavano bambini e adulti appartenenti alle organizzazioni fasciste verso le località balneari per gite giornaliere. Promuovendo anche la cosiddetta “elioterapia“, la cura del sole nelle colonie estive, situate in città marittime come Gaeta o Misano.

Le cose cambiano negli anni ’50, quando anche la nuova Costituzione nell’art 36 riconosce il diritto al riposo retribuito del lavoratore, le vacanze, o meglio all’epoca si parlava di “villeggiatura”.

L’Italia si popola di flotte di famiglie che si spingono verso le coste, inizialmente si tratta di gite di una giorno, con il cibo portato da casa.

Pausa pranzo ai Faraglioni, al mare nel 1950

All’epoca tuttavia solo il 13% della popolazione italiana andava in vacanza mentre negli anni ’60, con il boom economico in progressione, si è passati al 20%.

Con gli anni aumentano anche i giorni di villeggiatura, da 4 a 30, concentrati in agosto con la chiusura di uffici e fabbriche.

Ci si muoveva in treno, vespa, bici, o per i più fortunati in auto, carica fino al tetto di valigie legate con gli appositi elastici e coperta di un nailon in caso di pioggia (che ogni tanti kilometri occorre fermarsi a rimboccare perché sbatacchia rumorosamente). Le nuove Seicento o Millecento Fiat si immettono fiduciose nelle tante nuovissime autostrade della penisola.

Emilia-Romana, Liguria, Toscana, le mete più gettonate, in cui vengono installati stabilimenti attrezzati, dove sfoggiare i primi bikini, mentre le meno audaci restavano in vestagliette. Per soggiornare invece vengono scelte pensioncine o camere ammobiliate (si dormiva fino in 4 sul lettone), per i più privilegiati addirittura un appartamento in affitto. I prezzi sono ancora onesti ed accessibili a tutti.

Walter Chiari e Mina a Fregene e famiglia in villeggiatura ad Ascoli

Negli anni ’70 prendono piede nuove modalità di vacanza, in campeggio o camper, mentre c’è chi per raggiungere il  mare si muove in autostop.

Al mare nel 1970, tutti inchiodati al giradischi!

Negli anni ’80, con l’arrivo dei tour operator e i pacchetti all-inclusive, le vacanze diventano sempre più internazionali. Gli italiani cambiano le loro abitudini, le vacanze di un mese si dimezzano a due settimane, da passare in qualche villaggio, o struttura alberghiera. Le destinazioni italiane, sempre amate vengono ampliate, si inizia ad apprezzare la montagna in estate, mentre riscuotono grande successo le mete estere.

E voi come trascorrevate le vostre vacanze nel passato? Condividete con noi i vostri scatti e ricordi dell’ Estate vintage!

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