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Mar17

Ecologica e vintage: il ritorno della saponetta

Ormai lo sapete vintage fa rima con sostenibilità. Dare nuova vita a un capo usato riduce l’impatto ambientale e sociale creato dalla moda odierna.

In un momento in cui le preoccupazioni per il nostro ecosistema sono al centro del dibattito mondiale vogliamo abbracciare questa tema non solo con i nostri abiti, ma anche suggerendovi piccole soluzioni casalinghe dal tocco retrò, per rendere la vostra vita quotidiana più green.

Partiamo proprio dall’igiene personale, o meglio dal sapone.

Ormai tutti utilizziamo detergenti, e la cara vecchia saponetta ci sembra quasi un ricordo d’antan.

I saponi liquidi che affollano gli scaffali dei supermercati non fanno altro che incrementare notevolmente la produzione mondiale di rifiuti in plastica. Allora perché non adottare una soluzione più etica, tornando a riutilizzare le saponette?

saponi

Le saponette, dimenticate, talvolta disprezzate, hanno una storia antichissima. Pensate che la loro  presenza è attestata sin dall’antico Egitto, quando erano realizzate con oli vegetali e animali.

La storia del sapone non passa invece per la cultura greca e romana antica. Greci e romani non utilizzavano sapone ma oli profumati e strigili, ovvero raschietti in metallo con cui veniva rimosso lo sporco dalla pelle.

Ma i veri inventori del sapone come oggi lo conosciamo sono gli arabi. Infatti furono i primi ad utilizzare la soda caustica, iniziando a produrre i primi detergenti a base di olio di oliva e oli di timo o alloro.

Dopo l’800 d.C., sull’onda dell’espansione araba in Europa, questi prodotti furono conosciuti in tutto il bacino mediterraneo, raggiungendo la Spagna e la Sicilia. I primi saponifici in Europa furono installati nel XII secolo in Castiglia e in Italia (Savona, Venezia). Più tardi nel sud della Francia, dove nacque il celebre sapone di Marsiglia.

Il sapone arabo e un'antica saponificatrice

Il sapone arabo e un’antica fabbrica di saponi

Nonostante la loro storia millenaria non siete ancora propensi ad utilizzare le saponette poiché credete siano dispensatrici di germe e batteri? Non è affatto così come spiega Silvio Brusaferro, ordinario di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Udine “Se si parla di uso domestico non c’è molta differenza perché per far uscire la giusta quantità di liquido, soprattutto i bambini, premono più volte l’erogatore con le mani sporche di residui grassi e dolci del cibo e che a volte sono state a contatto del naso e della bocca con tosse e raffreddore. Così, la superficie dell’erogatore raccoglie lipidi, zuccheri, germi e virus, oltre a tanta polvere. Il tutto con la complicità dell’umidità diventa un ideale terreno di coltura per i germi. Invece, quando un bambino prende tra le mani la saponetta, la passa sotto l’acqua e la sfrega per fare la schiuma, le tracce di sporco vengono lavate via dall’acqua corrente”.

Pubblicità vintage del sapone. Fino agli anni '50 il sapone era un bene di lusso.

Pubblicità vintage del sapone. Fino agli anni ’50 il sapone era un bene di lusso.

Niente paura allora, possiamo tornare ad acquistare il sapone solido! Quando lo facciamo occhio all’INCI e agli imballi di plastica. Ma se siete dei veri ecologisti la soluzione migliore, e anche più divertente, è quella di autoprodurre il sapone in casa. Difficile, direte voi. Nient’affatto, con la ricetta e le dritte di Sara Primieri, medico veterinario,  ma soprattuto green lover ed esperta di handmade. Ecco a voi il suo  comprovato metodo di saponificazione a freddo:

I saponi alla lavanda realizzati da Sara. Credits: Sara Primieri

I saponi alla lavanda realizzati da Sara.
Credits: Sara Primieri

Gli ingredienti che vi occorreranno:

  • 1 kg di olio d’oliva
  • 128 gr di soda caustica
  • 300 gr di acqua (è possibile utilizzare anche infusi o decotti)

L’attrezzatura richiesta:

  • bilancia elettronica
  • cucchiaio di legno per mescolare
  • caraffa in pirex o bicchiere di plastica dove diluire la soda
  • pentola di acciaio inox o contenitore di plastica adatto alle alte temperature
  • frullatore ad immersione
  • stampi

NB:Per evitare spiacevoli incidenti indossare sempre guanti, mascherina ed occhialini, poiché la soda caustica è altamente corrosiva ed ustionante.

I saponi realizzati per Vintachic da Sara Credits: Sara Primieri

I saponi realizzati per Vintachic da Sara
Credits: Sara Primieri

Il procedimento:

In un bicchiere di carta pesate la soda caustica. Versate poco a poco la soda nell’acqua (mai il contrario), mescolando in modo che si sciolga bene, facendo attenzione perché la temperatura della soluzione caustica salirà rapidamente sino a 70/80 gradi.

A questo punto si versa la soluzione di soda caustica direttamente nell’olio (già pesato) e si mescola bene con un frullatore ad immersione.

Quando il sapone ha raggiunto il “nastro” (cioè la miscela ha cambiato colore e consistenza), come tocco finale è possibile aggiungere a piacere olii essenziali che vanno amalgamati bene con un cucchiaio di legno. A questo punto versare il sapone negli stampi (meglio se in silicone, altrimenti stampi foderati con carta da forno) e decorarlo a piacere con foglioline di ulivo, fiori di lavanda o iperico, petali rosa, scorzette d’arancia, pezzettini di cannella o chicchi caffe. Coprire lo Stampo con la pellicola e lasciare raffreddare il sapone avvolto in vecchie coperte per mantenerlo al caldo e facilitare il processo di saponificazione dei grassi. Se utilizzate uno stampo unico, dopo circa 24 ore, tagliare a ‘fette’ di circa 2 cm il sapone una volta solidificato.

Lasciatelo poi stagionare in un luogo fresco per circa 2 mesi così da esaurire il potenziale caustico della soda et voilà le vostre saponette fai da te, ecologiche e profumatissime, saranno pronte.

Perfette anche da regalare ad amici e parenti in una sfiziosa confezione, anch’essa fai da te.

Non vi resta che munirvi degli ingredienti richiesti e mettervi all’opera. Buona saponificazione!

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Saponi alla rosa e all’ipericum realizzati da Sara. Credits: Sara Primieri

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