Le Vintagerie

Giu09

Il ritorno di Patou

E’ ufficiale, la casa di moda Jean Patou è tornata! Dopo l’annuncio dell’acquisizione da parte del gruppo LVMH lo scorso luglio, la direzione artistica è stata affidata a Guillaume Henry, ex Carven e Nina Ricci. Il rilancio della storica maison francese, la cui attività è cessata nel 1987, è stato avviato qualche settimana fa, con degli importanti cambiamenti. Il nome della casa di moda è stato accorciato in Patou , con un nuovo logo ispirato agli archivi del brand, caratterizzato da un tocco femminile.

La maison si prepara a svelare, a settembre, la sua prima collezione di prêt-à-porter femminile a Parigi con l’intento di far conoscere il brand, a una nuova generazione, che potrebbe non aver mai sentito parlare del coutourier , ha rivelato l’amministratore delegato Sophie Brocart.

In effetti la storia del marchio Jean Patou, è la storia del suo fondatore, un dandy moderno che è diventato designer a soli 22 anni.

Jean Patou  nasce a Parigi nel 1887 in un importante famiglia di conciatori di pelli. Dopo un primo insuccesso, nel 1912 aprì a Rue Saint-Florentin, vicino alla Place de la Concorde, una piccola sartoria che chiamò Maison Parry. L’anno successivo un importante compratore americano acquistò tutta la collezione, ma la guerra interruppe il suo lavoro. Jean fu arruolato nel corpo degli Zuavi dove combatté fino al ’18, quando riaprì il suo atelier e cominciò a mietere successi grazie all’inventiva e alla capacità di scegliere e utilizzare nuovi tessuti come il jersey.

Patou si rivolge alle donne dell’alta aristocrazia,  che erano solite praticare il golf, il tennis, lo sci e il nuoto. Non a caso la prima collezione di Patou, fu una linea di abbigliamento sportivo, che ebbe un grande riscontro.

La celebre tennista Suzanna Lenglen venne vista a Wimbledon in un modello Patou. Vestita con una gonna a pieghe tagliata al ginocchio e un cardigan bianco senza maniche con tanto di monogam JP, il semplice look venne descritto come ‘la garçonne’ e cominciò a prendere in consegna la moda negli anni Venti.

Non solo la Lenglen, tra le sue clienti figuravano attrici come Costance Bennet e Louise Brooks, le star del music-hall , Joséphine Baker e Dolly Sisters, e persino teste coronate, che potevano acquistare i prestigiosi capi nei negozi Patou aperti a Montecarlo, Biarritz, Deauville e Venezia.

Beker

Beker, Dolly Sisters e Costance Bennet con tre creazioni Patou

“L’evoluzione e non la rivoluzione è il mio motto”, affermava Jean Patou. Eppure, sotto il suo impulso, è in corso una rivoluzione. Quella dell’outfit unico, indossato al mattino e tenuto fino alla sera, accessoriato per tutto il giorno, un outfit per vivere e divertirsi, con eleganza. E le trovate rivoluzionarie di Patou non si fermano quì. Nel’24 fece scalpore l’idea di portare a Parigi 6 modelle che stavano al fianco dei suoi manichini con lo scopo di attirare gli acquirenti americani. Patou viene considerato anche l’inventore del costume da bagno in maglia, le sue creazioni per il mare, così diverse dai consueti standard dell’epoca aprirono una stagione di sensualità e celebrazione del corpo che ci giunge  immortalata dagli straordinari scatti di George Hoyningen-Huene

A Patou è attribuita anche l’invenzione della “cravatta Designer“: realizzò infatti delle cravatte da uomo, nello stesso tessuto usato nella collezione di abiti delle donne, che erano esposte, con brillante senso del marketing, nei grandi magazzini. Nel 1925, su consiglio del fratellastro, Patou aprì un negozio chiamato “Coin des Sports“. Il nuovo negozio era caratterizzato da sfondi separati e aree per ogni sport creando un concetto completamente nuovo per le boutique.  Jean Patou fu anche molto sensibile ai movimenti artistici del suo tempo, l’Art Deco e  il Bauhaus; lo stilista amava anche trarre spunto da riferimenti storici – i drappeggi dell’antica Grecia, la vita bassa del Medioevo, mescolandoli con l’armonia di linee geometriche e colori contrastanti, il suo marchio di fabbrica. Patou era infatti un grande amante del colore: “Patou Red“, “Patou Blue“, “Green Nile Patou“, tutte le sfumature sono esplorate da questo colorista di tendenza. Il designer sviluppa anche  il concetto di “valigia del weekend“: dai costumi da bagno al pigiama da spiaggia, dagli abiti da ballo, ai cardigan per giocare a tennis, le composizioni sono molteplici e intercambiabili.

In contemporanea nel 1923, Raymond Barbas, cognato di Jean Patou, creò una divisione dell’azienda dedicata alla profumeria. Patou, da grande amante del genere femminile, desiderava che ogni donna si riconoscesse in un profumo Patou. Per questo vennero create tre fragranze Amour-Amour, Que sais-je? e Adieu, dedicati rispettivamente alle donne bionde, alle brune ed alle rosse. Fu poi la volta de“Le Sien“, il primo profumo unisex nella storia della profumeria,  “Normandy” in omaggio al famoso transatlantico e “Vacances“. Nel 1929, fu invece il famoso profumiere Alméras, entrato a far parte dell’azienda nel 1925, a creare Moment Suprême. Nello stesso anno, nel bel mezzo della crisi economica, fu lanciato sul mercato Joy. La gioia, una miscela sontuosa di ventotto dozzine di rose bulgare e diecimila fiori di gelsomino di Grasse, che voleva contrastare la tristezza di quegli anni. Lo slogan che accompagnava questa fragranza era: “Joy, il profumo più costoso al mondo“.

Non solo le fragranze, anche le boccette che contenevano i profumi Patou erano dei veri e propri gioielli.  Le bottiglie ideate dallo stesso Jean conservavano le forme Art Deco. Il flacone di vetro tagliato era decorato con foglie d’oro, e veniva riempito goccia a goccia. Il tappo era sigillato a mano con un filo d’oro e poi stampato. Un lavoro di bellezza senza tempo. Patou morì prematuramente di infarto nel 1936 all’età di 49 anni. In quello stesso anno il cognato rilevò l’azienda, che rimase attiva sino al 1987 vedendo transitare grandi stilisti che hanno portato avanti l’eredità Patou, tra cui Marc Bohan, Karl Lagerfeld, Michel Goma e Christian Lacroix. Ora tocca ad Henry rilanciare il nome di Patou, ce la farà? Non resta che attendere settembre.

Il proseguio di Jean Patou, con Goma e Legerfeld

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