Il ritorno di Roberta di Camerino

da | Set 24, 2019 | Le Vintagerie

Roberta Di Camerino, la storia di una maison la storia di una donna.

Giuliana Coen nasce a Venezia nel 1920 da un’agiata famiglia ebrea. La madre la porta a Parigi a farsi il guardaroba, a sedici anni veste Dior e Chanel con la naturalezza di chi è abituato a vivere immerso nella raffinatezza e nell’eleganza. Tuttavia con l’avvento della guerra  quel benessere viene meno, Giuliana è costretta a lasciare la scuola, ma proprio in quegli anni conosce Guido Camerino, un giovanotto ultra-trentenne con una fama da latin-lover. La corteggia con fiori e libri di poesie, non passa molto tempo che i due convolano a nozze. Ad allietare la giovane coppia arriva il primo figlio, Ugo, ma quella felicità dura poco, con le leggi fasciste, Giuliana, Guido e Ugo, sono costretti a fuggire in Svizzera.Giuliana ha ancora i suoi gioielli, vendendoli riusciranno a sopravvivere.

E proprio la necessità di tirare avanti che pone le basi del futuro brand. Mentre era in Svizzera una signora si avvicina a Giuliana e le chiede di vedere la sua borsa: un secchiello di pelle dalla forma inusuale acquistato a Venezia. Così Giuliana ha un’intuizione replicare quella borsa e venderla alla signora, che accetta di buon grado.

Le prime prove vengono fatte con la carta di un giornale, l’equivalente di un cartamodello, poi viene acquistata la materia prima. Nonostante alcune difficoltà Giuliana riceve nuove richieste: Cicci Leoni, signora della buona società, necessita di una borsa capiente ma al contempo elegante, dotata di un doppiofondo per nascondere messaggi dall’alto comando americano ai partigiani dell’Alta Italia.

Giuliana e il marito

Intanto la guerra termina e Giuliana non arresta la sua produzione di borse, si avvale di un esperto artigiano e adibisce una stanza della sua casa a laboratorio. Tuttavia le borse che aveva realizzato fino a quel momento non la soddisfacevano e finalmente una sera una sera “pasticciando con dei ritagli d’una tela che mi piaceva: mi nacque tra le mani la foderina divertente che avrebbe cambiato faccia alle mie borse”.

Giuliana punta subito al negozio di Vogini di Venezia, che vendeva le borsette più in voga e il proprietario il rimane stupito dalle capacità della Cohen, ma occorreva un nome più accattivante per lanciarle sul mercato. Giuliana pensa immediatamente al suo film preferito “Roberta”, un nome che l’ha conquistata tanto da chiamarci la prima figlia, cui aggiunge il cognome del marito, ma preceduto dal vezzo aristocratico “di”, è così che Giuliana Coen diventa Roberta di Camerino.

Le borse di Roberta erano inusuali ma soprattutto coloratissime, perché  la gente voleva dimenticare gli orrori della guerra. La prima borsetta Roberta di Camerino che Vogini mette in vetrina è una sacca morbida dalle nuance vivaci che si ripiega in due all’imboccatura. Il successo è più grande delle aspettative, Giuliana amplia la produzione, ha già assunto quattro lavoranti nei primi dodici mesi di vita dell’azienda. Quando la giornalista Elsa Robiola su “Bellezza” le dedica due pagine, il successo è conquistato.

Borsa Roberta di Camerino del 1960 by Vintachic

La consacrazione patinata necessitava di un nuovo guardaroba e così Giuliana va a Parigi dall’amica Coco Chanel, cui sottopone le sue creazioni. Proprio in quei giorni il marito le comunica che sono iniziate a circolare copie delle sue borse, Giuliana è disperata, ma Mademoiselle emette il suo giudizio: “Ma è meraviglioso! É il successo! É la prova che vali. Se non ti copiassero, vorrebbe dire che non fai niente di veramente buono!”. Il 1948 è l’anno degli Usa, Giuliana riceve proposte da due grandi magazzini: Saks Fifth Avenue e Neiman Marcus.

Proprio Stanley Marcus, fondatore della catena, approfitta della visita a Venezia per farsi accompagnare da Bevilacqua in cerca di tessuti per abiti da sera. Il tessitore di velluti rifornisce il Vaticano e la particolarità della sua produzione artigiana sta nella tessitura al buio per evitare che il colore scolorisca con l’esposizione alla luce. Giuliana, stuzzicata dalla vista magica degli antichi telai capisce che utilizzare questo materiale per le sue borse creerebbe qualcosa di moderno e classico allo stesso tempo. La affascinano i toni, blu scuro, rosso cupo, verde bottiglia, quelli che diventeranno iconici per il suo stile.

L’idea è buona ma bisogna disegnare una borsa nuova, Giuliana sceglie la forma della classica borsa da medico, ma non basta. La ricerca si spinge ancora oltre e nasce l’idea di apporre delle fibbie ma non reali, bensì disegnate attraverso l’effetto trompe l’oleil . E’ così che nel 1950 nasce la Bagonghi, il nome è lo pseudonimo assunto generalmente dai nani da circo, scelto perché la grande maniglia ricordava la testa di quello che aveva tanto divertito Giuliana da bambina. La Bagonghi vanta subito affezionate estimatrici, la spietata giornalista Elsa Maxwell, la Charlie’s Angel, Farah Fawcett, ma soprattutto la principessa Grace di Monaco, che viene fotografa sull’Europeo con la sua Bagonghi al braccio. Il successo cresce, il laboratorio si ampliano e viene aperto il primo monomarca affacciato su Piazza Venezia.

Le fan della Bagonghi: Farrah Fawcett con Giuliana, Grace Kelly e Liz Taylor

Ma le borse non bastano più, Giuliana decide di dedicarsi anche all’abbigliamento, pensando ad una donna nuova, non più costretta in bustini e gonne ampie, ma avvolta da abiti fluidi e puliti, arricchiti con bottoni, cinture, ciondoli, revers, tutti rigorosamente stampati, in modo da non aver bisogno di nulla in più. E’ così che Giuliana mette a punto l’idea di un “total look” – dalla borsa al vestito , con le stampe a trompe l’œil e l’abito pannello che diventano tratti distintivi della maison. E i successi non si arrestano nel 1956, Giuliana riceve l’Oscar della Moda, il Neiman Marcus Award, 10 anni dopo la prima sfilata nella Sala Bianca di Palazzo Pitti.

Scoppiò una nuova febbre per Roberta di Camerino: tutte le più grandi dive facevano a gara per possedere uno dei suoi pezzi, da Gina Lollobrigida, a Liz Taylor fino a Isabella Rossellini.

Ma non solo, Giuliana era apprezzatissima anche nel mondo dell’arte, amata da De Chirico, Cecil Baton, ma soprattutto da Salvador Dali che di lei disse: «E’ la prima volta che vedo l’arte nella moda».

Ulteriore consacrazione arriva nel 1980, quando il Whitney Museum of American Art di New York dedica a Roberta di Camerino una intera esposizione al suo nome.

Due abiti Roberta di Camerino del 1970 by Vintachic e Giuliana e Dalì

Giuliana e la sua alter-ego Roberta diventano così popolari  da comparire nel 1987  tra le pagine di Topolino nel personaggio di Ruperta di Canarino e in occasione del cinquantesimo anno di fondazione della maison.

Dopo una vita di successi Giuliana si spegne nel 2010, nel 2014 United Trademark Group la quota di maggioranza dai soci fondatori del gruppo Miss Sixty, Wicky Hassan e Renato Rossi, divenuti proprietari del marchio dopo la cessione nel 2008 della famiglia Camerino.

Anni questi ultimi non facili, in cui lo storico marchio è stato oscurato e dimenticato, se non dai nostalgici del vintage.

Ma la storia di Giuliana ci insegna che dopo i momenti bui può sempre tornare il sereno, infatti è stato recentemente annunciato che Roberta di Camerino ha affidato la licenza produttiva e distributiva a livello internazionale a partire dalla P/E 20 al pellettiere torinese Borbonese, proprietario del brand omonimo.

I codici estetici di Roberta di Camerino, tra cui la baiadera nei colori verde, blu e rosso, il velluto, il trompe-l’oeil e la “R” a cinghia saranno presenti in tutte le linee, promettono da Borbonese. E ancora una volta protagonista indiscussa della nuova collezione, sarà La Bagonghi, rieditata per l’occasione in una limited edition.

Roberta di Camerino negli anni 2000

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